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        Exploring Life, Truth and J. Krishnamurti's Teachings      

        जीवन, सत्य और जे. कृष्णमूर्ति शिक्षाओं का अन्वेषण 

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Una crisi è un invito per imparare e per un cambiamento più profondo

E' raro che degli esseri umani si uniscano con la seria intenzione di esplorare la verità, e non sulla base di piccoli interessi personali. Di solito le persone si mettono insieme mosse da interessi personali utilitaristici condivisi, e la loro collaborazione continua finché questi interessi sono soddisfatti ma, quando non lo sono più, esse tendono a dividersi e nascono conflitti.

Le attività basate su motivi e visione superficiali della vita, sono limitate e divisive e alla fine diventano terreno di conflitti e sofferenze. Per questo è molto importante esplorare e scoprire una visione più ampia della vita, un modo comprensivo e armonioso di vivere, basato sull'indagine della verità e sulla comprensione di se stessi e della vita nel suo insieme. L'esplorazione e la scoperta di una tale visione olistica della vita ci rende davvero umani.

Possiamo avere un background diverso, cultura, religione ed educazione diverse, ma, prima di tutte queste differenze, siamo esseri umani. Le differenze non provocano divisioni se non dimentichiamo il fatto principale che siamo tutti esseri umani. Condividiamo la stessa coscienza e c'è un filo comune e profondo che ci unisce. Possiamo scoprire questo filo comune solo quando non diamo troppa importanza al bagaglio del nostro condizionamento particolare. Non c'è nulla di importante nel condizionamento - non c'è un condizionamento inferiore e uno superiore - tutti i condizionamenti sono limitati e, se non ci rendiamo conto di cosa implica vivere con qualsiasi condizionamento, ne rimaniamo prigionieri.

La libertà è al centro della ricerca della verità. Iniziamo innanzitutto ad esaminare che cosa siamo. Sembra che tutti manifestiamo questa coscienza umana collettiva; ciascuno di noi è un canale di questa coscienza. Se osserviamo che cosa è accaduto in questa coscienza, per quello che possiamo vedere andando a ritroso nella storia umana, troviamo che è stata dominata dalla continua  ricerca di sicurezza, piacere, paura, conflitto e sofferenza, a parte una minoranza di persone che si sono poste domande più profonde sulla vita e che hanno cercato la verità, la pace e l'unità. Un ridotto numero di esseri umani si è sempre posto la domanda fondamentale: se vi sia qualcosa al di là di questo modo meccanico e conflittuale di vivere.

Diversi maestri sono venuti a condividere il messaggio di amore e pace su questo pianeta, E in generale tutti gli esseri umani hanno questo desiderio di pace, felicità e amore nelle loro comunità. Ma, nonostante il nostro bisogno di pace e amore che dura da moltissimo tempo, non è stato possibile realizzarlo. Potrebbe forse dipendere dal fatto che il nostro desiderio non sia mai stato tanto forte e totale quanto il nostro interesse personale?

Non è forse una grande ironia per noi esseri umani continuare a parlare di pace mentre si continua a preparare il terreno per il conflitto, con il nostro modo di vivere frammentario e contraddittorio, con illusori e falsi credo e identità? Come può esserci vera pace finché non vediamo il pericolo di vivere con le illusioni e con una ristretta ed egocentrica visione della vita?

La civiltà umana ha affrontato crisi a molti livelli per lungo tempo: crisi politiche, culturali, religiose, economiche e ambientali, ma la radice di tutte le crisi può essere fatta risalire alla psiche o alla coscienza umana.

Le crisi continuano a manifestarsi nella nostra vita quotidiana, ma in qualche modo noi ci arrabattiamo da una crisi all'altra. Qualsiasi crisi globale o locale è soltanto uno specchio delle crisi collettive che avvengono dentro di noi. Quando incolpiamo altri di quello che avviene nella società o a livello globale, ci dimentichiamo che ciò che vediamo e condanniamo là fuori è soltanto una più ampia manifestazione di ciò che siamo dentro di noi.

Una crisi di sofferenza è il risultato di un certo nostro modo di vivere, essenzialmente basato su mancanza di consapevolezza, insensibilità, sfruttamento, egocentrismo, non certo basato sull'amore.

Una crisi o una sofferenza non si presentano all'improvviso dal nulla, erano già presenti come seme nelle mie relazioni, nel mio modo di vivere la vita in generale e crescevano lentamente. Venivano alimentate attraverso la mia mancanza di attenzione e sensibilità, e io le ignoravo o cercavo di sopprimerle. A volte non ero interessato ad osservarle perché ero troppo occupato con i miei problemi e i miei interessi personali immediati, non ero affatto consapevole che questa crisi stava crescendo a causa della mia disattenzione e del mio atteggiamento superficiale nei confronti della vita. Quando la crisi diventa enorme ed esplode, mi sveglio e comincio a chiedere aiuto.

La domanda è: come mai mi sveglio soltanto quando la crisi o la sofferenza diventano enormi e ingestibili? Perché aspetto che la crisi diventi un albero gigantesco? Perché non mi sveglio quando è ancora in forma di seme? Per questo è così importante comprendere la fonte di tutte le crisi che risiede in ciascuno di noi. Il nostro modo di vivere quotidianamente, dal punto di vista psicologico, contribuisce direttamente alla condizione della nostra società. Forse questo è il motivo per cui tutti i grandi maestri e i precursori - dai saggi dell'antica India ai filosofi greci, come Socrate e Platone, fino a quelli del ventesimo secolo, come J. Krishnamurti e Ramana Maharshi - hanno posto molta enfasi sulla conoscenza di sé, sul conoscere e comprendere profondamente se stessi.

J. Krishnamurti, nel suo famoso libro La prima e ultima libertà scrive:“Per la propria trasformazione è essenziale la conoscenza di sé; senza comprendere cosa siamo non c'è base per il giusto pensiero, e senza conoscere se stessi non ci può essere trasformazione.”

Ora, la domanda è: come faccio a comprendere me stesso? Posso conoscermi soltanto pensando a me stesso, dal momento che il pensiero è sempre condizionato e limitato? Se do per scontato il pensiero e non metto in dubbio quello che penso di me e ci credo, non sto forse diventando prigioniero del mio stesso pensare? Se penso di non essere una brava persona in confronto a qualcun altro e continuo a crederci, vivendo con un senso di colpa, non sto forse ferendo continuamente me stesso sulla base di qualche illusione che non metto in dubbio?

E anche se credo nel suo opposto, non sto forse vivendo con un'immagine creata dal pensiero, che può essere ferita in qualsiasi momento se viene contraddetta anche dal più piccolo incidente? Perché penso a me stesso nelle categorie di buono o cattivo? C'è un altro modo di osservarmi che non sia basato su giudizi e credenze condizionati?

Quando osservo me stesso e gli altri soltanto attraverso storie e immagini legate ad avvenimenti passati, non sto forse guardando dalla prigione dello spesso muro delle mie storie e immagini?

In questo modo vivo soltanto di opinioni e giudizi su di me e sugli altri, basati di solito sulle mie esperienze passate, o per sentito dire o addirittura basati su propaganda. Qualsiasi condizionamento: religioso, tradizionale, razziale, culturale, economico o politico, si basa generalmente sulla propaganda. 

Si dice che se continuiamo a ripetere una bugia o una propaganda, senza metterle in dubbio, finiremo per credere che siano vere. E noi possiamo fare la stessa cosa nei nostri riguardi, continuando a ripetere gli stessi pensieri senza metterli in dubbio.

Un giudizio può contenere elementi o fatti basati sull'osservazione, ma io nego la possibilità di cambiare se continuo a rimanere attaccato a quello che credo e penso. Posso mantenere i miei giudizi, le opinioni e i pensieri in modo leggero, non rigido, lasciando spazio al respiro e al dubbio? Posso lasciar andare i miei giudizi e incontrare me stesso e gli altri da capo? Se sono rigidamente legato ai miei giudizi, come posso pensare e osservare in modo libero? Non sto forse continuamente vivendo con il passato che è morto? Possono mai esserci libertà e gioia in questo modo di vivere?

Perciò la domanda è: c'è un modo diverso di conoscere me stesso? Cos'è la conoscenza di sé? E' forse una conoscenza intellettuale del sé? Significa raccogliere sempre più informazioni e pensieri circa il sé? Oppure si tratta di osservare se stessi di momento in momento di nuovo? Dal momento che una tale osservazione non è influenzata da alcun bagaglio psicologico del passato, è una via di ingresso verso il vero imparare e la libertà. L'essenza di qualsiasi apprendimento è la libertà. Imparare produce libertà ed è soltanto nella libertà che posso imparare! Ed è per questo che il vero imparare consiste nel disimparare il falso condizionamento e le illusioni circa se stessi, e questo è il primo problema verso una vera libertà e il cambiamento.

Naturalmente non c'è libertà senza responsabilità; libertà e responsabilità vanno insieme. La mia capacità di rispondere a una situazione o a una sfida è responsabilità. La mia capacità di rispondere si restringe quando non sono libero di pensare, di osservare e agire da solo; quando non c'è una percezione chiara e quando sono guidato da illusioni ed egocentrismo.

Posso essere davvero responsabile soltanto quando sono davvero libero. Per questo c'è una differenza fra dovere e responsabilità; il dovere si compie per forza e costrizione, mentre la responsabilità nasce dalla libertà, dall'amore e dalla compassione.

Posso essere davvero responsabile solo quando conosco me stesso come sono nel momento presente, e non com'ero in passato o come vorrei essere in futuro. Per conoscermi in questo momento, devo osservare me stesso e il processo del mio pensare in modo chiaro, senza alcuna opinione o giudizio. Osservare è un atto di amore e libertà e nell'amore non c'è posto per opinioni e giudizi. In questo osservare posso scoprire che il mio processo di pensiero è condizionato e crea un senso di ego o sé.

J. Krishnamurti dice che è il pensiero che crea il pensatore ed è illusorio credere che il pensatore, o l'io, sia indipendente e creatore del pensiero. Si tratta di una scoperta incredibile, vedere che il pensatore, o ego, è soltanto una creazione dei pensieri o delle immagini. Se vedo questa verità smetto di dare inutile importanza all'ego. L'ego non è un'entità fissa, è un processo e un movimento del pensiero. Il pensiero è una reazione dai ricordi o dal passato trattenuto nelle cellule cerebrali. Quando il pensiero reagisce psicologicamente alla realtà o a ciò che è, dà vita al sé o ego.

Perciò una domanda interessante potrebbe essere: esiste un'entità chiamata sé o è un movimento di reazioni che nasce ogni volta che il pensiero reagisce e quindi si allontana dalla realtà o dal fatto? Può esistere l'ego se non ci sono reazioni?

Il cervello ha bisogno di un centro per funzionare fisicamente e il pensiero aiuta a creare questo centro, che è molto utile per la sopravvivenza fisica. Quando il pensiero cerca di creare un centro psicologicamente, in forma di ego, e cerca sicurezza in cose non reali e illusorie, allora diventa frammentario e distruttivo. L'auto-indagine, che è consapevolezza momento per momento, aiuta a discernere quando e dove il pensiero è davvero utile e creativo e quando diventa controproducente e perfino dannoso alla nostra sopravvivenza pacifica. Può il pensiero fermarsi ed evitare di creare un centro psicologico inutile, per abitudine meccanica?

La vera libertà è quando non sono governato dalle mie storie passate e non sto guardando attraverso la nicchia del mio condizionamento. La libertà risiede nel mio potenziale di guardare le cose direttamente senza alcuna distorsione o interpretazione.

Osservare è una grande arte, come lo è l'ascoltare. Nella nostra educazione non viene data alcuna attenzione a queste arti. Senza esplorare e imparare l'arte di osservare e ascoltare, non possiamo imparare l'arte di vivere una vita completa, armoniosa e basata sull'amore e la compassione.

Cerchiamo di esplorare queste arti. Che cosa significa ascoltare e guardare? Ascoltare è lo stesso che udire fisicamente? Vedere è lo stesso che guardare con gli occhi? Sentire suoni e parole, riconoscendo cose dentro o fuori e attribuire significato a questi stimoli, sono soltanto parte del vasto spazio del sentire e vedere. Ascoltare e vedere vanno molto più in profondità del sentire e riconoscere.

Ascoltare e vedere, richiedono una qualità di attenzione, amore e sensibilità. Significa ricevere e percepire qualcosa con tutto il proprio essere, con il cuore, la mente e tutti i sensi. Presto attenzione a qualcosa soltanto quando sono davvero interessato, quanto sento passione e amore verso quella cosa. Se non mi sta a cuore il soggetto che osservo, se non sento amore, avrò bisogno di sforzarmi, perché l'energia non fluisce in modo naturale in assenza di vero interesse e amore. L'esperienza comune ci dice che quando ci sono  profonda comunione e amore, non dobbiamo fare lo sforzo di essere attenti e abbiamo energia per muoverci, esplorare e immergerci a fondo.

Un'altra cosa molto importante è che il vero ascolto e la vera osservazione avvengono quando la mente è silenziosa. Allo stesso tempo, quando siamo veramente in un profondo momento di ascolto, osservazione e attenzione, la mente diventa silenziosa in modo naturale. Una mente agitata è incapace di guardare e ascoltare correttamente. Una mente che chiacchiera è incapace di prestare attenzione perché sta automaticamente o abitualmente reagendo dal suo background passato. Una mente che non ascolta e non guarda, diventa reattiva e perciò insensibile e meccanica.

C'è una differenza qualitativa fra reazione e risposta. Una mente rumorosa è una mente reattiva, mentre una mente silenziosa è una mente pronta. Una mente tranquilla è capace di ascoltare e guardare con piena energia e quindi rispondere a qualsiasi sfida o problema con grande intelligenza di vita.

E' interessante notare che la radice della parola 'scuola', in greco, è 'tempo libero, riposo'. Una scuola è uno spazio aperto per imparare e un apprendimento profondo avviene soltanto quando la mente è in uno stato di 'riposo'. Una mente competitiva è una mente agitata e ansiosa, che sprecherà un mucchio di energia nel violento processo della competizione. Nonostante una mente così possa diventare acuta e scaltra nel memorizzare e risolvere velocemente problemi tecnici e vincere sugli altri, perderà la capacità di vivere con pienezza, gioia e amore. La competizione e la rivalità sono distruttive per la vera creatività e per stabilire un ambiente pacifico e felice. Attraverso la competizione spietata e lo sfruttamento, possiamo ottenere successo materiale e tecnologico, ma i nostri cuori diventano aridi e privi di vera gioia e amore.

Penso che tutta la sofferenza o le crisi psicologiche siano sostanzialmente causate da falsi pensieri che non vengono osservati e messi in dubbio, da credenze e illusioni trattenute nella mente. Il primo passo verso la trasformazione consiste nell'essere consapevoli delle illusioni e delle false idee su se stessi. Quando diventiamo consapevoli di qualsiasi illusione, essa perde il potere di dominare la nostra psiche e quindi la nostra vita.

L'indagine di sé è un movimento di apprendimento su se stessi, attraverso il profondo ascolto, l'osservazione, la consapevolezza e la messa in dubbio di ciò che è falso e illusorio. L'indagine di noi stessi ci aiuta a discernere ciò che è essenziale e ciò che non lo è. Confondere il non essenziale per essenziale e dargli importanza, bramare, lottare per ottenerlo, è la causa della sofferenza e della crisi.

Attraverso l'indagine di sé o la diretta osservazione, possiamo davvero discernere cosa è essenziale nella nostra vita e cosa non lo è. Nessun altro, nessuna autorità esterna potrà decidere per me cosa non è essenziale nella mia vita, eccetto la mia profonda, onesta e sincera osservazione.

Porsi una domanda e non rispondere immediatamente con la propria conoscenza intellettuale, rimanere con quella domanda in silenziosa attenzione, è forse l'unica guida interiore, l'unico maestro. Posso lasciar cadere una domanda nella coscienza e permettere che lavori; per esempio, posso pormi la domanda: 'Sto forse rincorrendo la fama e il riconoscimento? Sto rincorrendo qualche immaginario obbiettivo futuro? Sono cose che esistono veramente? Ne ho davvero bisogno?'

Chi sarei se non cercassi nulla se non le cose essenziali, basilari? Quindi, posso rendermi conto quando sto rincorrendo obbiettivi immaginari futuri? C'è un grande insight quando Nisargadatta Maharaj – un maestro non duale del ventesimo secolo, autore de libro 'I am That'  (Io sono quello) dice: 'Quando non voglio ciò di cui non ho bisogno, tutti i miei bisogni sono soddisfatti.' Il nodo di tutti i problemi e le sofferenze della mia vita è che continuo a desiderare cose di cui in effetti non ho davvero bisogno, e che possono non avere alcuna esistenza, se non nella mia immaginazione.

Questo è un miracolo dell'auto-indagine: nel momento in cui vediamo il falso come falso, l'illusione come illusione, questi cadono o perdono il potere di dominare le nostre vite. La mente è di solito occupata e ipnotizzata dal sogno che riguarda il passato, il presente e il futuro. Posso fermarmi un momento e chiedere: 'Sono forse prigioniero di storie e desideri illusori creati dal pensiero? Posso smettere di credere a queste storie che il pensiero continua a raccontarmi? Chi sono io senza queste storie con cui mi identifico?'

La qualità del mio essere e della mia esistenza subisce un cambiamento profondo quando non credo e non mi identifico più con nessuna storia, propaganda o mito. Quando comincio a svegliarmi attraverso l'auto-indagine posso rendermi conto che il sogno o l'incubo (che sono una creazione di illusioni presenti nella mia mente e non messe in discussione) sono finiti, e il mio essere è colmo di immensa meraviglia, gioia e amore dell'intera esistenza.

Non c'è dubbio che di questi tempi stiamo attraversando una crisi globale senza precedenti. La crescente insicurezza sembra essere diventata la nuova normalità e il fatto dell'impermanenza sta diventando ovvio nella nostra vita di tutti i giorni. Questo ha grande implicazione dal punto di vista dell'imparare e della trasformazione, perché ogni crisi o sofferenza sono grandi maestri, ammesso che siamo aperti ad ascoltarli. Mi sentirei di dire che un maestro del mondo si è presentato nella forma di una crisi globale nel ventunesimo secolo; è una grande opportunità per un imparare più profondo, per una pulizia interiore e per guarire, per la nostra esistenza collettiva su questo bellissimo pianeta.

Qualsiasi crisi potrebbe essere trasformata in un invito per un viaggio interiore e una trasformazione. E' anche un momento raro e prezioso per far respirare e guarire la nostra bella Terra. Dato che siamo parte della Terra/Natura, la natura stessa trova sempre un modo di operare la propria guarigione. Quando l'assordante rumore delle attività inutili e di sfruttamento operate dalla razza umana si fermano, c'è un'esperienza di liberazione e guarigione per la coscienza umana e per la Terra. Questo è un tempo per respirare, per rilassarsi e riposare, per arrendersi a ciò che è, e permettere che avvenga una guarigione interiore. 

Naturalmente questo potrebbe anche essere un tempo per far risalire in superficie i nostri soliti problemi e disordini interiori repressi. Benché possa essere doloroso, si tratta di un inevitabile processo creativo e di trasformazione. Potremmo provare un reale bisogno di condividere o aprire i nostri cuori e le nostre menti con totale fiducia, pronti ad ascoltare in modo incondizionato, senza paure e giudizi. Un ascolto profondo e incondizionato, e un senso di comunione che emerge da vero amore e fiducia, sono modi naturali di guarigione e trasformazione.

                                                                                        -Mukesh Gupta

                                                                                           Agosto 2020

                                                                            Tradotto da Olga Fedeli

Sull'autore: Mukesh si dedica all'esplorazione delle questioni fondamentali della vita e degli insights senza tempo di J. Krishnamurti da oltre venticinque anni. Tiene conferenze a livello internazionale e conduce regolarmente discorsi, workshops e dialoghi ispirandosi agli insegnamenti di J. Krishnamurti, in Europa, Israele, India, Canada e dovunque venga invitato. Mukesh sente che un profondo processo meditativo di auto-indagine, non autoritario, basato sull'amore, sull'ascolto e sull'osservazione da uno stato di silenzio della mente e del cuore, sia essenziale per stabilire la pace, l'armonia e la compassione nella nostra esistenza quotidiana e nella società. 

Il suo website: www.schoolforselfinquiry.org

Il suo contatto: [email protected]g   

                         

Mukesh Gupta